“Kaira Looro Competition – Emergency Operations Center”

Il progetto nasce con l’obiettivo di rispondere all’emergenza sanitaria nell’Africa sub-sahariana. Sono molti gli Stati che si trovano in condizioni di guerra o in carenza di strutture sanitarie. Il progetto presenta elementi modulari che essendo replicabili permettono di fronteggiare tali situazioni di emergenza, nel pieno rispetto dei principi di sostenibilità, bioarchitettura e innovazione. Un’architettura versatile, auto-costruita, realizzata con materiali locali, dai caratteri prettamente africani, capace di integrarsi nel contesto e di far “identificare” la popolazione in essa. L’intera struttura a cui abbiamo pensato assume una funzione ambulatoriale/ospedaliera per poi, in seguito, finita l’emergenza, divenire una scuola in modo da contrastare la carenza di strutture per l’istruzione.

Il “nuovo” ospedale si presenta come un villaggio capace di assistere la popolazione con 18 posti letto per la degenza divisi in 2 reparti (1 per gli uomini e 1 per le donne), 2 sale operatorie, 2 ambulatori per l’assistenza sanitaria e 1 per l’assistenza psicologica. La struttura presenta 2 ingressi sorvegliati e 2 riservati esclusivamente alle emergenze, i quali essendo collegati con le sale operatorie potranno prestare soccorso immediato. 

L’idea progettuale

Il concept alla base del progetto nasce da un’analisi sull’architettura africana: un’architettura spontanea che riflette negli spazi la struttura sociale della popolazione. Secondo la tradizione l’ambiente costruito viene progettato seguendo principi pratici che differiscono in base alla cultura di provenienza. Nell’Africa Meridionale i villaggi hanno una disposizione simmetrica, la più comune è la disposizione a cerchio di case rotonde intorno a uno spazio centrale. Nella cultura dell’Africa Centrale vi sono: disposizioni assiali, a ferro di cavallo, a forma di quadrato. Tutte presentano un elemento comune: il “recinto”. Esso è capace di delineare uno spazio circoscritto, chiuso, introverso. Il progetto si propone di riprendere tali schemi distributivi e rielaborarli in base alla funzione della nuova costruzione. La nuova struttura è costituita da 3 moduli, ripetuti e ruotati (per un totale di 6 moduli) in modo da creare un ampio cortile interno a servizio dell’ospedale e dei pazienti, il tutto circoscritto perimetralmente da un recinto. I 3 moduli hanno una gerarchia che rispecchia le funzioni che essi assumeranno: il volume A (17m x7m) sarà il volume preposto all’ospedalizzazione, il volume B (11m x 7m) per le funzioni ambulatoriali/amministrative, il volume C (7m x7m) sarà il deposito per il materiale medico. Al di sopra degli edifici, come copertura, sarà realizzata una struttura reciproca con maglia esagonale. Tale struttura, costruita tramite travi o aste che interagiscono strutturalmente attraverso vincoli di semplice appoggio e con materiali naturali come il legno, darà la possibilità di coprire l’ampia area del cortile interno, garantendone la vivibilità anche nei giorni più caldi. Particolare attenzione è stata posta nei confronti delle condizioni ambientali interne all’architettura. I volumi e il recinto avranno delle aperture che, tramite ventilazione incrociata, permetteranno un perfetto raffrescamento degli ambienti, estraendo l’aria calda dall’alto ed immettendo aria fresca dal basso. Questo sistema sfrutta i movimenti dell’aria che si vengono a creare permettendo un riciclo della stessa, nel rispetto dei principi della bioarchitettura. Attraverso la copertura la luce naturale filtra da ogni angolo dell’edificio, garantendo un’illuminazione ottimale per le diverse ore della giornata. La grande copertura funge da protezione contro le forti radiazioni solari di quelle latitudini: luce, ma non calore, penetra tra gli edifici. Questi accorgimenti permettono di avere un micro clima interno perfetto, un sistema passivo di grande efficienza.

Uso dei materiali

Nel pieno rispetto dei principi della bioarchitettura, il progetto crea un rapporto con l’ambiente circostante, realizzato con materiali naturali, riciclati e riciclabili, non nocivi per la salute e prodotti sul cantiere. Gli edifici avranno una fondazione diretta su plinti isolati, realizzata con assi di legno incrociate perpendicolarmente tra di loro, irrigidite nei nodi da blocchi in calcestruzzo (i plinti). Tale soluzione permette di avere una struttura non attaccata direttamente al suolo e che difficilmente potrebbe essere intaccata dall’umidità di risalita. Le murature sono realizzate con un telaio in legno e tamponate con la tecnica “adobe” o mattoni di fango, senza l’utilizzo di attrezzature complesse né di input tecnologici. Tale materiale presenta una buona inerzia termica e una bassa emissione di carbonio. La parte superiore delle pareti è realizzata in paglia e argilla, più leggera e più isolata. La copertura è in policarbonato e permette di illuminare gli edifici e di garantire un ambiente salubre. La cupola che sovrasta il villaggio è una struttura reciproca completamente realizzata con il legno reperito sul posto.